Il mio bambino di 3 anni quando parla pronuncia male i suoni delle parole. Devo correggerlo? Devo fare finta di non capirlo?

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    Una delle domande più comuni che i genitori mi pongono, anche riferendosi a bambini più piccoli, riguarda proprio la correzione delle parole che i bambini dicono quando parlano. Per questo prima di rispondervi cercherò di farvi capire come avviene lo sviluppo fonologico nel bambino cioè come si sviluppa l’articolazione dei  suoni.

    Dovete sapere che nella lingua italiana esistono 30 fonemi o suoni : 7 vocali, 2 semiconsonanti e 21 consonanti.

    Secondo una classificazione tradizionale i suoni vocalici sono : “a”, “e”, “i”, “o”, “u” ma la vocale “e” e la vocale “o” hanno un doppio suono, aperto e chiuso. I suoni semiconsonantici sono: “j” (ieri) e “w” (uomo).

    I suoni consonantici invece possono essere classificati in base al luogo e al modo di articolazione. Li distinguiamo in :

    • occlusive: “p”, “c” di cane, “t”, “b”, “d”, “g” di gatto
    • fricative: “f”, “v”, “s” sorda e sonora, “sc” di scimmia,
    • affricate: “c” di cibo, “g” di gelato, “z” sorda e sonora
    • liquide: “l”, “r”, “gl” di foglia
    • nasali: “m”, “n”, “gn” di gnomo

    Ma come avviene lo sviluppo fonologico?

    Ciò che il bambino percepisce dal punto di vista uditivo viene integrato con altre informazioni provenienti dagli organi fono-articolatori (lingua, guance, denti, labbra, ecc) e dalle vie visive; viene poi elaborato e semplificato per poter essere riprodotto dal bambino in base alle sue capacità articolatorie e cognitivo-linguistiche.

    Di seguito troverete uno schema che vi aiuterà a capire in quali tempi e in quali modi il bambino apprende i suoni della nostra lingua.

    • Tra 0 e 2 mesi sono presenti pianto riflesso e suoni vegetativi (ruttini, colpi di tosse, deglutizione rumorosa).
    • Tra 2 e 4 mesi compaiono vocalizzazioni e risolini (suoni che tendono a essere prodotti nel retro della bocca, oppure suoni nasali o vocali nasali).
    • Tra 4 e 6 mesi compare il gioco vocale (strilli, grugniti, brontolii, pernacchiette, schiocchi).
    • Tra 7 e 12 mesi è la fase della lallazione cioè la produzione di sequenze di sillabe inizialmente uguali (papapa) e in seguito variate (pataga).
    • Tra 12 e 15 mesi compaiono le prime parole.
    • Tra 2 anni e 2 anni e mezzo i bambini sanno produrre principalmente i suoni m, n, p, b, t, d, c di cane, g di gatto, l, f .
    • Tra 2 anni e mezzo e 3 anni i bambini oltre ai suoni precedenti sanno produrre c di cibo, g di giro, v, s.
    • Tra 3 anni e 3 anni e mezzo si aggiunge anche z.
    • Tra 3 anni e mezzo e 4 anni l’inventario dei suoni posseduti dal bambino si completa con la comparsa di suoni più complessi come r, gl di foglia e sc di scimmia.

    Una domanda frequente che mi rivolgono i genitori è “ Il mio bambino sa dire “s” nella parola SOLE ma non la sa dire nella parola STELLA e dice TELLA. Come è possibile?” Cerchiamo allora di chiarire … La difficoltà nella produzione di un suono dipende anche dalla posizione che occupa all’interno della parola e dai suoni che lo precedono e che lo seguono.

    Esempio: SOLE            OSSO                   PISTA

    In questo esempio il suono “s” si presenta in posizione diversa (iniziale, tra due vocali, nel gruppo consonantico) perciò il bambino potrebbe riuscire a produrlo nella prima parola (posizione più facile) ma non nelle ultime due, questo dipende dalle abilità articolatorie che il bambino possiede in quel momento.

    Altri errori comuni sono “popo” per topo, “cimena” per cinema, “nana” per banana, “tane” per cane, ecc.

    Questi errori sono strategie normali di semplificazione e tentativi di avvicinamento del bambino al linguaggio adulto. Entro i 4 anni fanno parte della normale evoluzione del linguaggio ed evidenziano ciò che il sistema motorio del bambino, non ancora maturo, può realizzare in quel momento.

    Quindi devo correggere un bambino che fa questi errori? Devo fare finta di non capirlo?

    ASSOLUTAMENTE NO! Il genitore deve semplicemente ascoltare il bambino e ripetere la parola corretta con enfasi e voce leggermente più alta senza dire “No, non si dice così” e senza  chiedere MAI al bambino di ripetere o di imitare le parole dell’adulto. Il bambino il più delle volte non si rende conto di fare degli errori, per lui il suo linguaggio è simile a quello dell’adulto. Se lo interrompete continuamente per correggerlo potreste scatenare nel bambino reazioni diverse: potrebbe arrabbiarsi e diventare aggressivo oppure perdere la voglia di parlare e chiudersi in se stesso. In entrambi i casi avrete contribuito a creare in lui un immagine negativa come parlatore e a diminuire la sua autostima.

    Se questi errori sono così tanti da compromettere la comprensione del linguaggio da parte di chi ascolta, anche prima dei 3 anni, oppure se persistono oltre i 4 anni, è necessario consultare lo specialista per aiutare il bambino a correggerli. Questo vi permetterà di non avere poi difficoltà nell’apprendimento delle lettura e della scrittura.

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